venerdì 14 agosto 2026

(Seconda parte) "NON INNAMORATEVI DEL POTERE": PATRIARCATO E FASCISMO SECONDO ROSANNA VIRGILI, MICHEL FOUCAULT, FRANCESCO GUCCINI... OLTRE VANNACCI.

Che cosa ci spiegano di potere e patriarcato (mediterraneo) Michel Foucault e Francesco Guccini e come si conciliano con le riflessioni della teologa femminista Rosanna Virgili?

Per chi volesse leggere la prima parte di questo articolo, con i contenuti, in particolare, della Virgili ecco il link: https://fiesolebarbiana.blogspot.com/2026/08/non-innamoratevi-del- potere-patriarcato.html 

Come è universalmente noto, Michel Foucault (1926-1984) è stato uno dei grandi pensatori del panorama filosofico europeo contemporaneo. 

Le sue ricerche sul potere e la verità hanno fortemente rivoluzionato la filosofia e la storia nella seconda parte del Novecento.

Ha ragione Deborah Borca nella sua nota introduttiva ad un recente libretto edito da Feltrinelli che racchiude alcuni scritti del pensatore francese e li intitola: "Introduzione alla vita non fascista", utilizzando una sua frase originale (pubblicata nella prefazione all'opera: "Anti Edipo" di Deleuze e Guattari) Foucault è un autore più citato che veramente utilizzato e letto.

Una specie di ciliegina sulla torta, di ketchup che va bene (quasi) su tutto: e ciò rappresenta davvero un peccato perchè le sue opere (sia i saggi, lunghi e brevi, che le raccolte delle sue lezioni universitarie al Collège de France) sono una preziosa lente di ingrandimento e bussola per i tempi rovinosi e furiosi di oggi.

Personalmente non posso affermare di essere un grande esperto di Foucault.

Ho, però, impiegato la prima parte dell'estate a rileggere, con attenzione, gran parte delle sue opere principali, lo ammetto anche spinto dalle improvvide dichiarazioni del Ministro dell'Istruzione (e del Merito...) del Governo Meloni, Giuseppe Valditara.

Il Ministro salviniano, attaccando a testa bassa soprattutto il Foucault di "Sorvegliare e punire" (senza capirci probabilmente granchè, o forse capendo molto e la cosa sarebbe più preoccupante per la nostra democrazia...) lo ha definito "cattivo maestro", anzi addirittura: "generatore di dissoluzione".

Io, probabilmente, ragiono proprio al contrario di Valditara.

Di Foucault, ovviamente in maniera articolata (anche perchè c'è, coerentemente, una continua evoluzione del suo pensiero) apprezzo tutte le opere, ma ritengo: "Sorvegliare e punire" un caposaldo attualissimo per comprendere, attraverso la sociologia della filosofia e della storia, il tormentato mondo di oggi, anche al tempo dell'intelligenza artificiale, del dating turbocapitalista e della pervasività invasiva, in ogni campo, degli algoritmi.

Rispetto a Foucault sono proprio i contenuti che preferisco e che molto mi avevano colpito anche durante il percorso di dottorato di ricerca, oltre che rappresentare per me uno dei punti di riferimento (insieme a Paulo Ferire e a Don Lorenzo Milani) durante il percorso della mia seconda laurea in scienze della formazione - educazione degli adulti, presso l'Università di Lille, in Francia.

Non fu un caso: quel percorso di studi "maturi" interagiva contestualmente con la mia lunga e variegata esperienza lavorativa, militante, auspichevolmente emancipatoria, di formatore sindacale in ogni parte d'Europa.

Ma che cosa fa così paura a Valditara?

La ormai consolidata edizione economica di Einaudi lo definisce un "testo ormai classico che ricostruisce l'evolversi dell'"ortopedia sociale", con cui si è arrivati alla nascita della prigione.

Forse, traendo le parole di Foucault proprio da "Sorvegliare e punire", possiamo comprendere meglio le paure penose e del tutto a-contestualizzate di Valditara:

"Si imprigiona chi ruba, si imprigiona chi violenta, si imprigiona anche chi uccide. Da dove viene questa strana pratica, e la singolare pretesa di rinchiudere per correggere, avanzata dai codici moderni? Forse una vecchia eredità delle segrete medioevali? Una nuova tecnologia piuttosto: la messa a punto, tra il XVI il XIX secolo, di tutto un insieme di procedure per incasellare, controllare, misurare, addestrare gli individui, per renderli docili e utili nello stesso tempo. Sorveglianza, esercizio, manovre, annotazioni, file e posti, classificazioni, esami, registrazioni. Tutto un sistema per assoggettare i corpi, per dominare le molteplicità umane e manipolare le loro forze, si era sviluppato nel corso dei secoli classici negli ospedali, nell'esercito, nelle scuole, nei collegi, nelle fabbriche: la disciplina. Il XVIII secolo ha senza dubbio inventato la libertà, ma ha dato loro una base profonda e solida, la società disciplinare, da cui dipendiamo ancora oggi". 

E' importante ricordare (anche a Valditara) che la riflessione del filosofo francese non solo è assolutamente adatta a descrivere i meccanismi, anche perversi, dell'intelligenza artificiale, ma, nei "furiosi anni Venti del Duemila" anche la progressiva e spietata militarizzazione ("maschilizzante...") della società, dell'economia, della politica, di molti ambiti del lavoro (quest'ultimo sotto altri aspetti, come quelli delle tutele e della soggettività relazionale e collettiva, invece sempre più frammentato, frantumato...)

Messe da parte le penose affermazioni di Valditara che, magari, come filosofo gli preferisce l'ex compagno di partito Vannacci, Foucault ci fornisce parole e soggetti, ma delinea, senza rigidità e appiattimenti, anche un metodo.

Come già accennato, egli ha studiato numerosissimi e innovativi temi: dalla storia della follia, alla nascita del sistema penale, dalla storia della sessualità all'origine delle scienze umane e del sapere medico.

Giustamente ci ammonisce ancora Deborah Borca, non dobbiamo, poi, compiere l'errore da matita rossa di leggerlo semplicemente come uno storico/filosofo che descrive una serie di eventi passati, dobbiamo, invece, cogliere l'opportunità di partire dalla tensione che attraversa le sue opere e che: "mette in cortocircuito la storia con noi stessi".

Dobbiamo continuare a leggere e meditare Foucault, insomma, soprattutto per lavorare su noi stessi, sui nostri modi di pensare e sulle nostre pratiche, per raggiungere un cambiamento concreto e radicale che coinvolga, partendo dalle soggettività degli individui, anche le dimensioni collettive, comprese quelle istituzionali, di cui facciamo parte.

Come ampiamente riconosciuto sono tre i fuochi principali della riflessione, attualissima, di Foucault: verità, potere e soggetto.

Foucault, indagandone, ricostruendone l'origine ci aiuta a mettere in discussione verità (di potere) apparentemente incontestabili, date.

Egli ci porta, in modo davvero eccezionale, a rimettere al centro i processi di emarginazione, divisione della società, espulsione del diverso e a contestare, in primis a noi stessi, le nostre idee e concezioni di normalità, razionalità, regola e, appunto, verità.

Foucault ci aiuta anche, se lo vogliamo, se ne prendiamo davvero coscienza, a compiere un esercizio fondamentale: riconoscere il "piccolo fascista" che abita dentro di noi e che riproduce acriticamente, privo di memoria e coscienza, le dinamiche del potere.

Quello del filosofo francese non è e non vuole essere un sistema universale per comprendere la realtà o, peggio, la verità, ed è un grande pregio, ricolmo di contemporaneità, per chi ha sviluppato, come lui, i suoi studi al tempo del trionfo, diremmo del "potere" e dell'"immaginario" delle ideologie, anche progressiste.

La "genealogia" di Foucault mette radicalmente in discussione noi stessi e i nostri saperi, insieme alla loro presunta e presupposta neutralità.

Il potere, per Foucault, non si detiene o si cede, sostanzialmente mai.

Non c'è, non può esistere una mera logica economica del "possesso".

Il potere si esercita, spesso non da soli, ma con conflitti e alleanze, scontri e strategie tra i diversi soggetti.

Il potere è qui sta la chiave di volta, anche per un riflessione su patriarcato, fascismo e femminismo: non si limita a reprimere, escludere e a dominare: il potere è insidioso, attraente, e, per usare proprio le parole di Foucault: "produce anche piacere".

Ognuno di noi, anche se tentiamo di non dircelo, di far finta di nulla non è solo "l'oppresso", ma anche un: "agente del potere".

E' questa, a mio parere, una riflessione, un pilastro per tutte le analisi riferite al maschile, al patriarcato e alle sue contestazioni (non ce ne voglia l'ex generale Vannacci...) , ma anche allo sviluppo e alle contraddizioni, anche gravi, interne al pensiero e a molte pratiche femministe, specialmente recenti.

Proprio per questo occorre un lavoro, meglio un agire su noi stessi7e, proprio per questo dobbiamo ritrovare la soggettività all'interno della storia e della nostra personale storia.

Foucault, nella sua introduzione all'"Anti Edipo", omaggiando curiosamente San Francesco di Sales, ce lo dice chiaramente: quel testo di Deleuze e Grattari, aiutandoci a scovare anche le più piccole tracce di fascismo nei nostri corpi è una sorta di: "Introduzione alla vita non fascista".

Foucault, attraverso Deleuze e Grattari, ci fornisce una pista, un molteplice sentiero e pensiero di azione per la nostra quotidianità:

"- liberate l'azione politica da ogni forma di paranoia unitaria e totalizzante;

- fate crescere l'azione, il pensiero e i desideri per proliferazione, giustapposizione e disgiunzione, piuttosto che per suddivisione e gerarchizzazione piramidale;

- affrancatevi dalle vecchie categorie del Negativo (la legge, il limite, la castrazione, la mancanza, la lacuna) che il pensiero occidentale ha così a lungo sacralizzato come forma del potere e modo di accesso alla realtà;

- preferite quel che è positivo e multiplo, la differenza all'uniformità, i flussi alle unità, le concatenazioni mobili ai sistemi;

- considerate che quel che è produttivo non è sedentario, ma nomade;

- non immaginate che si debba essere tristi per essere militanti, anche se quello che si combatte è abominevole;

- è il legame del desiderio con la realtà (e non la sua fuga nelle forme della rappresentazione) a possedere una forza rivoluzionaria;

- non utilizzate il pensiero per dare a una pratica politica un valore di verità; nè l'azione politica per screditare un pensiero, come se essa non fosse che pura speculazione;

- utilizzate la pratica politica come intensificatore del pensiero e l'analisi come un moltiplicatore di forme e di campi dell'azione politica;

- non esigete dalla politica che essa ristabilisca i "diritti" dell'individuo come li ha definiti la filosofia;

- l'individuo è il prodotto del potere; quel che è necessario è "disindividualizzare" le varie concatenazioni per moltiplicazione e spostamento;

- il gruppo non deve essere il legame organico che unisce gli individui gerarchizzati, ma un costante generatore di "disindividualizzazione";

- NON INNAMORATEVI DEL POTERE."

Risuona, in tutto questo, l'ultima lezione di Foucault al Collège de France:

"Non dimenticate di smascherare, abbiate il coraggio (...) Non tralasciate. Non abbandonate il compito. Deridete le istituzioni false e inaccettabili, umanamente rivoltanti. Fate della vita una resistenza”.

Con questa riflessione che riguarda il soggetto, ma anche i gruppi, i movimenti, le associazioni, le istituzioni, il filosofo incontra la poesia, la musica che criticano, "smascherano il potere" ogni potere, volgendo lo sguardo agli/alle altri/e quanto a se stessi/e.

Nell'epoca della guerra infinita e della militarizzazione sociale, Michel Foucault continuadecostruire il potere, anche il nostro,

Supera, allontana con forza patriarcato e"vita fascista", incontra virtualmente, in questo tempo indefinito, le note e le parole di Francesco Guccini con le sue poetiche, mai comode canzoni... comprese quelle, forse non tra le più note, che affrontano non solo il potere, ma anche tematiche "femministe"...

"Solo i cinici e i codardi non si svegliano all'aurora"...

Link: https://www.youtube.com/watch?v=pUR2QxLJRE8

Francesco Lauria (continua...)

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